Pioggia naturale o pioggia artificiale? Ogni volta che piove, qui negli Emirati Arabi, ci chiediamo, guardando il cielo un po’ stupiti e un po’ spaventati, se l’acqua che cade sia frutto del lancio dei razzi che “inseminano” le nubi oppure no.
La domanda non è così scontata, visto che anche gli esperti, riuniti nei giorni scorsi ad Ab Dhabi in occasione di un forum dedicato interamente alla pioggia (l’International Rain Enhancement Forum), organizzato all’interno della Abu Dhabi Sustainable Week, non sanno dare un risposta precisa. L’unica certezza, hanno confermato, è che senza le nuvole non si possono fare partire i razzi per il cloud seeding e che questa pratica può aumentare del 30-35% l’intensità delle piogge. Sarebbe dunque piovuto comunque nei giorni scorsi? Sicuramente sì, ma probabilmente non così tanto.
Per questo, il prossimo passo, al quale qui negli Emirati Arabi si sta già lavorando, è quello di trovare un sistema per creare maggiori perturbazioni, ovvero più nuvole. Come? Intervenendo sulle correnti di aria calda. Omar Al Yazeedi, uno dei principali meteorologi del Paese, ha affermato che sono attualmente in corso ricerche per dare vita a nuvole artificiali, riscaldando strati di aria con l’energia solare. Quando una corrente calda raggiunge il punto di condensazione, ha spiegato in parole molto semplici Al Yazeedi al quotidiano The National, potrebbe infatti formarsi una nuova nuvola.
Questo non è l’unico progetto allo studio per generare più pioggia. Ogni anno, già dal 2015, il Governo emiratino stanzia 5 milioni di dollari per la ricerca in questo campo – UAE Research Programme for Rain Enhancement Science – con un bando aperto a tutti gli scienziati e meteorologi del mondo. Ad oggi, il Programma ha ricevuto 370 proposte da 647 istituti in 68 Paesi differenti.
Ma diamo una occhiata ai numeri: nel 2017 il National Center of Meteorology ha registrato negli Emirati Arabi una piovosità media annua di 107 mm, che è scesa di 47 mm nel 2018 e aumentata a 101 mm nel 2019. Lo scorso anno sono state effettuate 247 operazioni di cloud seeding, mentre in questo primo mese del 2020 le operazioni sono state 17. La maggior parte delle precipitazioni, nel Paese, si verifica generalmente da novembre ad aprile, più raramente da maggio a settembre.
Intanto, tutti noi cittadini, osservando il cielo che si sta di nuovo rannuvolando, ci auguriamo che il sistema di drenaggio sotterraneo di Dubai, progetto in via di costruzione da 2,5 miliardi di dirhams, possa mitigare gli effetti di quelle che a tutti gli effetti, qui nel deserto, risultano vere e proprie alluvioni, con danni non indifferenti (qui potete vedere di che cosa si tratta in un breve video reso pubblico dalla Dubai Municipality nei giorni scorsi).
E poiché nessuno può prevedere le conseguenze degli interventi in un campo delicato e mutevole come la meteorologia, questa volta si è ben pensato di mettere le mani avanti: sono stati stanziati altri 500 milioni di dirhams per “salvaguardarsi dalle inondazioni”, ha dichiarato il Ministero delle Infrastrutture proprio ieri, dopo aver ammesso che le autorità hanno “imparato una nuova lezione dalle violente tempeste che hanno causato gravi disagi in tutto il Paese”.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell’associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell’agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda Dubaitaly.









