Raccontare l’Islam con i fumetti

da Giu 24, 2017Lifestyle

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Brillante, ironica, si batte per i propri diritti senza bisogno di fare la voce grossa. Semplicemente impugna la sua matita e così parla. Takoua Ben Mohamed è una ragazza di origine tunisina figlia di un rifugiato politico, ma ha vissuto ed è cresciuta a Roma. Autrice del libro a fumetti “Porto il velo”, ha fondato l’associazione Fumetto Intercultura.

Sono incappata per caso fra i suoi fumetti, mentre cercavo altro, “sull’internet”. La vignetta sul total black che la fa apparire come una terrorista mi ha fatto ribaltare dalla sedia. Così ho deciso di intervistarla per Dubaitaly, per strapparvi un sorriso e per rendervi parte di un punto di vista italiano-islamico.

Che cosa vuol dire per te portare il velo? 

In verità sono ancora alla ricerca del cosa significa per me portare il velo… credo che ogni donna che decide di portarlo non smetta mai di maturare le sue motivazioni. Posso dire cosa è stato fino ad ora per me portare il velo. Portarlo ha temperato molto il mio carattere, mettermi in gioco e farmi accettare per quello che sono, per il mio modo di vivere il mio corpo. Il velo non è solamente coprire la testa, ma è soprattutto il mio modo di essere femminista, anche se non viene riconosciuto come tale!

Hai studiato giornalismo, cosa ha fatto scattare in te la voglia di scrivere un libro a fumetti? 

Ho studiato all’Accademia di cinema d’animazione a Firenze, e in contemporanea ho studiato anche giornalismo a Roma. Sono sempre stata appassionata del mondo della comunicazione in generale. Da quelle più artistiche a quelle giornalistiche. Il fumetto, in modo particolare il graphic journalism, è uno dei nuovi mezzi di comunicazione che fanno parte non solo del mondo della letteratura e dell’arte, ma anche del giornalismo. La passione per il fumetto ce l’ho da quando ero bambina, è nata grazie ai cartoni animati che guardavo, e come sappiamo, la maggioranza dei cartoni animati prendono vita dai fumetti. Oggi come oggi il fumetto è parte integrante anche dei social media e del giornalismo mainstream. Ed è molto interessante come una pagina di fumetto che racconti un fatto di cronaca appena accaduto, giri in modo veloce e abbia la stessa importanza dell’articolo di giornale sulla home dei social network.

Cosa ti ha spinto a fondare l’associazione Fumetto Intercultura? 

Fumetto Intercultura nasce quando avevo 14 anni: grazie all’attivismo nelle associazioni di volontariato, entravo in contatto con delle tematiche che venivano discusse nelle conferenze alle quali partecipavo. Da una parte mettevo a posto le sedie e mi sentivo super attiva, dall’altra abbozzavo dei disegni sulle tematiche trattate durante quelle stesse conferenze, e poi un giorno ho iniziato anche ad esporle sul muretto, in un angolino della sala. Infine son finite nei libri di qualche ricercatore e prof universitario. Da lì ho iniziato a pubblicare sulle riviste e poi son arrivata a pubblicare il libro “Sotto il velo” edito da Becco Giallo. Ora sto lavorando sul secondo libro, in uscita nei prossimi mesi, che ha come tema la mia infanzia in Tunisia sotto la dittatura di Ben Alì.

Qual è il messaggio che vorresti trasmettere?

Scrivo su molti temi, ma quelli che hanno più risalto mediatico sono ovviamente il velo, l’integrazione, intercultura, immigrazione, seconde generazioni, primavere arabe, diritti umani, violenza sulla donna. Il messaggio che voglio far arrivare è la sensibilizzazione: non sono interessata a cambiare le opinioni delle persone, ma sono interessata a raccontare storie alle persone, storie di persone reali. Conoscere chi abbiamo difronte è importante per una migliore convivenza, al di là delle idee politiche, religiose, culturali. Ognuno è libero di pensare ciò che vuole, ma ognuno di noi è tenuto a rispettare il complesso di ciò che forma oggi la società. E una cosa che ha di particolare il mio personaggio, che si ripete e si sottolinea in tutte le storie che racconto, è il sorriso, un sorriso che trasmette ottimismo. Credo che quello che ci manchi, a volte, sia proprio un sorriso: come sappiamo il potere del sorriso può abbattere i muri che ci dividono, culture, società ed ideologie politiche e religiose.

Come ti sei sentita quando è uscito il libro?

Mi son sentita molto felice, pronta a scatenare un dibattito caldo sul contenuto. E così è stato! Devo ammettere che l’uscita del libro mi ha portato anche a conoscere molte realtà che prima io stessa ignoravo e, soprattutto, mi ha portato a conoscere sempre più le nuove generazioni di italiani nelle scuole e ad alimentare un grande ottimismo. Ne sono molto felice.

Ti è mai capitato di essere discriminata? Come hai reagito? 

Sì, molte volte. La reazione cambia a seconda della persona che ho davanti. Ma la maggioranza delle volte reagisco con ironia, esattamente come l’ho illustrato nel libro “Sotto il velo”: credo che in certe situazioni sia meglio reagire con ironia e non arrabbiarsi, è un modo per non essere tristi e dall’altro lato portare anche chi ti ha discriminato a fare un passo verso di te con una risata. Molto spesso ho avuto un riscontro positivo reagendo con ironia, altre volte ovviamente non funziona e bisogna reagire con intelligenza.

Cosa pensi di Dubai e della sua mentalità aperta?

Dubai è una città internazionale, non posso dire molto non essendoci mai stata di persona. Mi piacerebbe visitarla per curiosità. conoscere il contrasto tra moderno e tradizione che si vive in quella città. Sono curiosa!

Consideri l’Italia casa tua o preferiresti vivere in un paese musulmano come Dubai? 

Considero Roma casa mia, essendoci cresciuta da quasi sempre: ho passato qui una parte della mia infanzia e tutta la mia adolescenza e ora la mia gioventù, ho la mia famiglia, i miei amici, i miei ricordi, la città dove ho studiato e che mi ha cresciuto e dove ora ho il mio lavoro. Ci sarà sempre, per me, un legame con Italia e Tunisia due paesi che hanno contribuito molto alla mia crescita e alla costruzione della mia identità plurale tra Occidente, Nord Africa ed Oriente. Amo viaggiare, quindi non riesco a scegliere un punto fermo dove vivere, ma voglio visitare di continuo posti nuovi.

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