Special Olympics World Games: un’eredità preziosa

da Mar 24, 2019Lifestyle

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E’ calato il sipario sugli Special Olympics World Games, evento al quale i media locali hanno dato larga visibilità, ma la fiamma che hanno acceso qui negli Emirati Arabi gli atleti speciali non si spegne. Almeno per ora: dal palco, durante la cerimonia di chiusura di quello che è stato il più grande evento sportivo ed umanitario del 2019, è stata fatta una promessa. Il Governo e le istituzioni lavoreranno per trasformare la parola inclusione in fatti concreti, con un programma in 31 punti che va dallo sport all’educazione, dalla salute alla cultura e alla qualità della vita.

Secondo i numeri di una ricerca commissionata dal comitato Special Olympics poco prima dell’inizio dei Giochi, il 93% dei cittadini emiratini con disabilità sono disoccupati. E anche nelle scuole la situazione non è migliore: la maggior parte degli istituti, pubblici e privati, non hanno programmi di inclusone né insegnanti di sostegno preparati, e troppo spesso non rimane altra scelta, per i genitori, se non iscrivere i propri figli nelle cosiddette “special needs schools”.

Un recente sondaggio, condotto su un campione di 4250 persone in otto paesi del Medio Oriente, tra i quali anche gli Emirati Arabi, ha evidenziato un pensiero dominante sconcertante tra la popolazione: la maggioranza ritiene che le persone con disabilità intellettive debbano frequentare scuole speciali piuttosto che essere integrate nel sistema scolastico tradizionale.

Dal Ministry of Community Development è stato quindi deciso di partire proprio dall’educazione, con la creazione di un programma nazionale, dedicato per ora alle sole scuole pubbliche, che unirà studenti con e senza disabilità in iniziative sportive e ludiche. Sarà inoltre fondata la Mothers of Determination Association, che si farà portavoce dei bisogni e delle necessità delle famiglie. “Siamo solo all’inizio del nostro viaggio – ha sottolineato Tala Al Ramahi, responsabile dell’ufficio strategy degli Special Olympics Games di Abu Dhabi -, ma sono molo felice di sapere che c’è un impegno e che c’è già un percorso per continuare a lavorare su questo”.

Insomma, sotto lo slogan #BeUnified, negli Emirati la sfida più difficile comincerà proprio ora, con l’augurio che l’impegno prosegua davvero e che serva da esempio anche agli altri Paesi della regione e dell’Africa, soprattutto, che guardano agli Emirati come ad un modello di sviluppo. Sono state quattordici le nazionali africane a partecipare per la prima volta a questa edizione degli Special Olympics World Games, e altri quattro Stati hanno mandato i loro osservatori per dare il via a programmi permanenti di Special Olympics nei loro Paesi. “Penso che in Africa abbiamo molto più lavoro che in gran parte del mondo – ha sottolineato al riguardo Charles Nyambe, amministratore delegato Special Olympics per l’Africa -. Le persone con disabilità intellettive sono state nascoste per troppo tempo”.

Ricordiamo che Special Olympics è un’associazione sportiva internazionale che organizza, con cadenza quadriennale, gli Special Olympics World Games. Fondata da Eunice Kennedy Shriver (sorella di John Fitzgerald Kennedy) negli Stati Uniti, nel 1968, propone ed organizza allenamenti ed eventi per persone con disabilità intellettiva e per ogni livello di abilità. Propone quindi un programma internazionale di allenamento sportivo e competizioni, con l’obiettivo finale di rendere gli atleti disabili il più autonomi possibile: coinvolge attualmente due milioni e mezzo di ragazzi ed adulti con disabilità intellettiva. Nel mondo sono 180 i Paesi che adottano il programma Special Olympics, più di tre milioni i membri delle famiglie coinvolte e un milione i volontari che aiutano a realizzare ogni anno oltre ventimila grandi eventi.

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