La palma da dattero nel Patrimonio Unesco

da Dic 28, 2020Culture

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Quando si parla di “patrimonio culturale” non ci si riferisce solamente ad opere d’arte o monumenti storici, ma anche a tutte quelle tradizioni antiche, fatte di abilità e saperi, tramandate nei secoli e vive ancora oggi. Un patrimonio immateriale, ma preziosissimo per non fare morire la diversità culturale nel nostro mondo globalizzato e omologato.

Per questo, il Comitato del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, ha aggiunto una nuova ricchezza alla sua Lista dei Patrimoni culturali immateriali dell’Umanità: le conoscenze, abilità, tradizioni e pratiche legate alla palma da dattero. E il riconoscimento è andato a ben 14 Paesi arabi, tra i quali anche gli Emirati Arabi Uniti, oltre a Bahrein, Egitto, Iraq, Giordania, Kuwait, Mauritania, Marocco, Oman, Palestina, Arabia Saudita, Sudan, Tunisia e Yemen.

“La palma da dattero è stata legata per secoli alla popolazione regionale degli Stati candidati – precisa l’Unesco sulle pagine del suo sito Web -, servendo sia come base di numerosi mestieri, professioni e tradizioni sociali e culturali, costumi e pratiche associati, sia come fonti di nutrizione”.

“La palma da dattero, le conoscenze, le abilità, le tradizioni e le relativa pratiche – aggiunge l’Unesco – hanno svolto un ruolo fondamentale nel rafforzare la connessione tra le persone e la terra nella regione araba, aiutandole ad affrontare le sfide del duro ambiente desertico. Questa relazione storica tra la palma da dattero e gli individui dell’area interessata ha prodotto un ricco patrimonio culturale di pratiche correlate tra le persone, conoscenze e capacità mantenute fino ai giorni nostri. La rilevanza culturale e la proliferazione dell’elemento nel corso dei secoli dimostrano quanto siano impegnate le comunità locali nel sostenerlo”.

Solo negli Emirati Arabi, anche se il Quarto vuoto, il deserto di questa area del mondo, è tra gli ambienti più inospitali della terra, crescono oltre 44 milioni di palme e 199 specie di datteri differenti, per una produzione di circa 76mila tonnellate di frutti all’anno.

Qui i datteri non sono solo una fonte di preziosi nutrienti, ma quasi un simbolo di identità. Non molto tempo fa erano la base dell’alimentazione. Ora non mancano mai sulle tavole degli emiratini ed è la prima cosa che si mangia dopo il digiuno giornaliero durante il Ramadan, insieme ad una tazza di caffè, per riaprire lo stomaco e poter poi ingerire, e digerire, la cena dell’Iftar.

In più della palma non si butta via nulla e per questo motivo le professioni legate alla piante sono moltissime: i tronchi servono, ancora oggi, per reggere le tende, le foglie per i pavimenti e per il tetto (legate con corde ricavate dal tronco degli alberi), oltre che per oggetti come ceste, stuoie, ventagli. Dal tronco si ricava inoltre uno sciroppo dolce, dai semi del dattero una sorta di caffè e anche la polvere nera, il kajal, che si usa per truccare gli occhi.

Il dattero era il frutto preferito di Maometto e nel Corano è citato 26 volte come “dono di Dio”. Chi coltiva datteri considera addirittura le palme parte della propria famiglia perché hanno sostentato generazioni di antenati. Oggi i datteri si trovano ovunque, nei supermercati, nei mercati, al suq e, ovviamente, ce n’è una versione raffinatissima ricoperta di cioccolato o ripiena di mandorle e scorza di arancia (quelli di Bateel), in negozi che sembrano gioiellerie.

Se siete appassionati di datteri oppure volete semplicemente conoscere le tradizioni locali, non potete mancare il Liwa Date Festival e l’Abu Dhabi Date Palm Exibition.

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